Gaetano Donizetti: Larghetto per pianoforte
Foglio autografo con indicazione “Larghetto”, primo abbozzo pianistico di “Una furtiva lagrima”

Nei primi mesi del 1832, durante la composizione dell’opera comica L’elisir d’amore, Gaetano Donizetti pensò di inserire nel secondo atto una romanza patetica per il protagonista maschile Nemorino.
Secondo quanto raccontò molti anni dopo Emilia Branca, moglie del librettista Felice Romani, il compositore custodiva nel proprio portafoglio una melodia a cui era particolarmente affezionato e insistette affinché venisse utilizzata nell’opera.
All’epoca, Romani temeva che una romanza malinconica rallentasse l’azione comica dell’opera, ma la storia avrebbe però dato ragione successivamente a Donizetti: l’inserimento di momenti più lirici e sentimentali contribuì al successo straordinario dell’opera, rendendola innovativa rispetto alla tradizione buffa del tempo.
Quindi, grazie a quella geniale scelta nacque una delle pagine destinate a diventare tra le più celebri del melodramma ottocentesco: «Una furtiva lagrima negli occhi suoi spuntò...».
Un foglio conservato nel portafoglio del compositore
Il manoscritto oggi esposto in vetrina presso il Museo Donizettiano potrebbe essere proprio il foglio musicale mostrato da Donizetti a Romani durante la stesura dell’opera.
Il documento presenta infatti evidenti segni di antiche piegature, compatibili con l’idea di un foglio conservato nel portafoglio del compositore.
Prima del restauro avvenuto nel 2015 tali tracce di piegatura erano ancora più visibili e costituiscono quindi un dettaglio affascinante che potrebbe confermare il racconto tramandato nell’Ottocento.
Il primo abbozzo di «Una furtiva lagrima»
Il manoscritto è un primo abbozzo pianistico della celebre melodia, quindi senza testo: si tratta di un unico foglio autografo, privo di titolo ma contrassegnato dall’indicazione «Larghetto».
Donizetti aveva inizialmente concepito il brano per voce di tenore e pianoforte, ma la linea vocale non venne scritta: è presente infatti soltanto la versione pianistica, sufficiente però a far riconoscere con chiarezza la melodia che più tardi rivestirà di musica i commoventi versi confezionati da Felice Romani.
La storia del manoscritto
Anche la storia successiva del documento è curiosa.
Sul retro compare infatti una nota del 1909 che attribuisce la proprietà del manoscritto all’ultima domestica di Donizetti, soprannominata «la Donizetta».
In realtà la donna, di nome Elisabetta Santi Pesenti, era stata invece la governante del fratello del compositore, Francesco Donizetti e da lui nominata sua erede universale.
Questa vicenda alimentò numerosi pettegolezzi nella Bergamo dell’epoca, tanto che le maldicenze continuarono a circolare ancora agli inizi del Novecento.
Una testimonianza preziosa
Oggi questo prezioso foglio musicale autografo rappresenta non soltanto una testimonianza della nascita di una delle melodie più amate dell’opera italiana dell’Ottocento, ma anche un oggetto capace di raccontare aspetti intimi, quotidiani e persino curiosi della vita di Donizetti e del suo ambiente.

